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RECENSIONI
Mi sono
permesso di spedire
il manoscritto del romanzo
La ventitreesima primavera
ad alcuni personaggi di spicco della
scena pubblica italiana, ed ho chiesto loro di
farmi sapere che cosa ne pensavano.
Alcuni di loro lo hanno letto e mi hanno
gentilmente spedito brevi commenti sulle qualità
ed i difetti delll'opera. Qui di seguito riporto
(senza aggiunte ne' correzioni) quelli che mi
sembrano i contributi più significativi (*).
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"Il romanzo da lei scritto, Dr. Burioni, é
godibile e di buona fattura. Affronta tematiche
scottanti, come i problemi del terzo mondo ed il
rapporto dei nostri baldi giovani con le droghe
(che farebbero meglio a stare davanti alla
televisione a guardare la pubblicità, invece di
farsi le canne fuori dalle discoteche, che poi
con la legge che abbiamo varato io
e Gianfranco (Fini), se li beccano con un caccolo di
fumo grosso come una nocciolina americana li
sbattono in galera con gli spacciatori quelli
veri, così imparano - imparano come si fa a fare
lo spacciatore vero, intendo). Peccato che lei,
Dr. Burioni, sia dichiaratamente di sinistra, e
quindi tutto quello che scrive sono menzogne
comuniste e le mie case editrici non
pubblicheranno mai il suo romanzo. Comunista!!!".
Silvio Berlusconi
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"La trama del romanzo é sufficientemente ben
strutturata ed i personaggi discretamente
caratterizzati. Burioni usa la lingua italiana
con sufficiente proprietà e modella situazioni
che alternano tragedia e commedia del grottesco,
geopolitica e mistero (di Pulcinella, perché si
capisce subito chi é il colpevole, mica come ne
'Il
nome della rosa', che fino alla fine non te lo
immagini nemmeno che il frate assassino é il
venerabile Jorge), il tutto condito di
descrizioni storico-geografiche accurate e
verificabili. Bravino, ma si vede che non é
laureato in semiotica".
Umberto Eco
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"Se il romanzo si intitolasse 'La primavera
del Chiapas' e fosse ambientato nel Messico degli
anni novanta, sarebbe molto più interessante.
Invece é ambientato in Africa, Belgio e Italia e
non affronta il tema fondamentale che da sempre
é al centro della nostra agenda politica, quello
della rivoluzione degli operrrrai opprrressi
dall'imperrrialismo americano e dalla
Confindustrrria. Gli operrrai che vorrebbero anche
loro comprarsi abiti di velluto e scarpe da 500
€ (come le mie), ed invece devono accontentarsi
di tute da metalmeccanico e scarponi rinforzati
antinfortunio (dove i piedi sudano
incrrredibilmente). L'ex compagno Burrrioni ha
fondamentalmente scritto un romanzo reazionario
e socialmente inutile."
Fausto Bertinotti
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"Per rendere più accattivante la sua opera
prima, l'autore ha inserito ad arte svariate
situazioni a sfondo erotico-sessuale al limite
del pornografico, che trasformano in squallida
opera boccaccesca quello che altrimenti sarebbe
un buon romanzo, ricco di episodi edificanti di
cristiana dedizione e di sacrificio per il
riscatto dei più deboli. Basterà citare, tra gli
altri, un passaggio in cui una ragazza mezza
nuda (con due XXX... così), afferra con decisione
il XXX... del protagonista e comincia a XXX con la chiara intenzione di
XXX..., e qui mi fermo,
altrimenti mi eccito e poi devo ricorrere al
cilicio...".
Ufficio Stampa del Vaticano, Sezione Censura
Letteraria
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"Massimo Burioni ha scritto un bel romanzo,
riuscendo nell'impresa non facile di fare
convivere all'interno della stessa storia, il
peso della tragedia di chi lotta quotidianamente
contro la miseria assoluta, e le leggerezza
dell'ironia di chi, grazie al persistere di
quella miseria, si arricchisce. Unica pecca, l'anacronistica
e scontata eterosessualità dei protagonisti".
Aldo Busi
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(*) Non
ho mai spedito il manoscritto ai personaggi citati, ed i
commenti riportati su questa pagina, per quanto
credibili possano apparire, sono solamente il frutto della mia fantasia.

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